30 Nodi per il Fegato

Donazione degli Organi

Un nobile gesto di un estremo atto d'amore

Donare vuol dire offrire spontaneamente qualcosa che ci appartiene senza ottenere in cambio una ricompensa, donare al prossimo vuol dire compiere uno straordinario gesto d'amore, donare gli organi vuol dire offrire una speranza di vita futura. Donare i propri organi è, sicuramente, il modo migliore di dare un senso alla propria vita: "una virtù che dona è la virtù più nobile" (Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1883/85I).


I trapianti sono possibili grazie alla donazione degli organi e il loro numero è strettamente correlato al numero di organi donati. Donatore e ricevente sono i protagonisti di una fantastica storia che accomuna due vite che non si incontreranno mai: un destino incrociato di una vita che muore per farne nascere una nuova.
In materia di donazione d'organi in Italia vige il principio del "consenso o del dissenso esplicito" (art. 23 della Legge n. 91 del 1 aprile 1999; Decreto del Ministero della Salute 8 aprile 2000). A tutti i cittadini maggiorenni è offerta l'opportunità di dichiarare il proprio consenso o dissenso alla donazione di organi e tessuti dopo la morte, attraverso le seguenti modalità:

  • la registrazione della propria volontà presso la propria Asl di riferimento o il medico di famiglia, attraverso la compilazione di un apposito modulo. Queste dichiarazioni sono registrate direttamente nel Sistema Informativo Trapianti (SIT), il data-base del Centro Nazionale Trapianti, che è consultabile dai medici del coordinamento in modo sicuro e 24 ore su 24;
  • la compilazione del c.d. "tesserino blu" del Ministero della Salute o del tesserino di una delle associazioni di settore, che deve essere conservato insieme ai documenti personali;
  • qualunque dichiarazione scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, (considerata valida ai fini della dichiarazione dal Decreto ministeriale 8 aprile 2000), anch'essa da conservare tra i documenti personali;
  • l'atto olografo dell'Associazione Italiana Donatori di Organi (AIDO). Grazie ad una convenzione del 2008 tra il Centro Nazionale Trapianti e l'AIDO, anche queste dichiarazioni confluiscono direttamente nel SIT.

Nel caso di potenziale donatore, i medici rianimatori verificano se questo ha con sé un documento attestante la propria dichiarazione di volontà o se quest'ultima risulta registrata nel SIT.
Se un cittadino non esprime la propria volontà in vita, la legge prevede la possibilità per i familiari (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) di opporsi al prelievo durante il periodo di accertamento di morte. Pertanto, è bene parlare anche con i propri familiari, poiché, in assenza di dichiarazione, essi vengono interpellati dai medici circa la volontà espressa in vita dal congiunto. Per i minori sono sempre i genitori a decidere, e se anche solo uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.
Il cittadino può modificare la dichiarazione di volontà in qualsiasi momento. Sarà ritenuta valida, sempre, l'ultima dichiarazione resa in ordine di tempo secondo le modalità previste.

Riassumendo, in caso di morte possono verificarsi tre situazioni:

  • il cittadino ha espresso in vita la volontà positiva alla donazione, e in questo caso i familiari non possono opporsi: donazione si.
  • il cittadino ha espresso volontà negativa alla donazione, in questo caso non c'è prelievo di organi: donazione no.
  • il cittadino non si è espresso, in questo caso il prelievo è consentito se i familiari non si oppongono: donazione si/no (l'informazione ai familiari sull'attivazione della procedura di accertamento di morte con criteri neurologici è obbligatoria).

Il "silenzio-assenso" introdotto dagli artt. 4 e 5 della Legge 91/99 non ha mai trovato attuazione.

La donazione degli organi è consentita esclusivamente dopo l'accertamento di morte cerebrale. 
Tutte le fasi di accertamento di morte tramite criteri neurologici sono rigorosamente sancite dalla legge e vengono effettuate da un collegio di medici esperti (anestesista, neurofisiopatologo, medico legale) che viene convocato dalla Direzione Sanitaria della struttura ospedaliera, indipendentemente dall'eventuale consenso al prelievo di organi. Nel caso in cui il soggetto, al quale si sta accertando la morte con criteri neurologici, presenti le condizioni cliniche per diventare un potenziale donatore di organi e tessuti, il medico coordinatore del prelievo verifica se è presente nel Sistema Informativo Trapianti (SIT) l'espressione in vita del soggetto o se ha con sé un qualsiasi documento di volontà espressa. 

Spesso si sente parlare di morte cerebrale, morte clinica o morte cardiaca; in realtà la morte è una sola, ma ci sono diverse modalità di accertamento: secondo criteri cardiaci, neurologici o necroscopici.

La Legge 29 dicembre 1993, n. 578 ("Norme per l'accertamento e la certificazione di morte") stabilisce che la morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello. Questa condizione può presentarsi in seguito ad un arresto della circolazione sanguigna (elettrocardiogramma piatto per non meno di 20 minuti) o per una grave lesione che ha danneggiato irreparabilmente il cervello. In quest'ultimo caso i medici eseguono accurati accertamenti clinici e strumentali per stabilire la contemporanea presenza delle seguenti condizioni:

  • stato di incoscienza
  • assenza di riflessi del tronco
  • assenza di respiro spontaneo
  • attività elettrica cerebrale assente all'elettroencefalogramma

L'art. 4 del Decreto Ministeriale 11 aprile 2008, n. 136 (che aggiorna il D.M. 22 agosto 1994 n. 582)
sancisce che, per tutti e indipendentemente dal trapianto, la durata dell'osservazione ai fini dell'accertamento della morte deve essere non inferiore a 6 ore per gli adulti e i bambini; sotto l'anno di età sono richiesti, tuttavia, ulteriori test strumentali.
(fonte www.trapianti.salute.gov.it)

Purtroppo l'assenza di un'adeguata campagna di informazione in tema di donazione e morte cerebrale genera dubbi e incertezze nei familiari del deceduto con conseguente dissenso alla donazione degli organi (opposizione al prelievo). La percentuale di opposizione al prelievo in Italia è quasi del 30% con una diversa distribuzione regionale.
A questo proposito alcune domande potrebbero essere utili per chiarire dubbi leciti:
Si possono prelevare gli organi da una persona in coma?
Il coma è una condizione patologica caratterizzata da perdita della coscienza, motilità spontanea e sensibilità. Il paziente in coma è vivo e non si procede quindi MAI al prelievo di organi.
È possibile confondere la morte cerebrale con il coma?
No, le procedure diagnostiche consentono di escludere (con sicurezza) questa possibilità.
Cosa determina la morte di una persona?
La morte di una persona è determinata esclusivamente dalla morte del cervello, indipendentemente dalle funzioni residue di qualsiasi organo. Per questo motivo in un soggetto deceduto in condizioni di morte cosiddetta "encefalica", se si mantiene una ventilazione meccanica, il cuore può battere per alcune ore. La donazione di organi può essere effettuata solo in questi casi.

Quali sono le principali associazioni per la promozione delle campagne nazionali di informazione sulla donazione e i trapianti?

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